Bhujaṅgāsana – La postura del cobra - Yoga-Ai-Jutsu-Novate-Milanese

Bhujaṅgāsana - La postura del cobra

La lezione di Śāstra Yoga del venerdì non è solo un momento di pratica, ma un incontro profondo tra corpo e consapevolezza. Ogni Āsana diventa un’occasione per affinare la percezione, riconoscere le tensioni e lasciare andare ciò che non serve più.
In questo spazio di ricerca interiore, la pratica si trasforma in ascolto e presenza. Questa settimana abbiamo esplorato Bhujaṅgāsana, la postura del serpente, del cobra: un gesto che risveglia la colonna, apre il cuore e ci invita a riconoscere la forza e la flessibilità che abitano il corpo.
Nel fluire della postura, Letizia e Vladimiro si sono riconosciuti nella propria unicità, lasciando emergere un dialogo silenzioso e trasformativo. Il serpente, simbolo di trasformazione, ci guida nella pratica, invitandoci a scivolare tra immobilità e slancio, tra radicamento e apertura.
Ogni lezione del venerdì apre uno spazio in cui il tempo rallenta, la mente si acquieta e il corpo può finalmente parlare.

 

Origine e significato

Bhujaṅgāsana  –  भुजङ्गासन – deriva dal sanscrito:

  • Bhujaṅga = serpente, cobra (dalla radice bhuj, “piegare”, “curvare”, “arrotolare”)
  • Āsana = postura
    È la “posizione del cobra”, che richiama la forma del serpente che solleva il capo e il busto, simbolo di forza, risveglio e vigilanza.
    Appartiene alla tradizione dell’Haṭha Yoga e fa parte della sequenza del Surya Namaskar (Saluto al Sole). Nei testi classici come il Gheraṇḍa Saṃhitā e l’Hatha Yoga Pradipika, è descritta come postura che “risveglia la Dea dei serpenti (Kundalinī śakti)” e “purifica il corpo”.
    È stata inclusa nelle sequenze per i suoi benefici energetici e fisici: apertura del torace, stimolo del fuoco digestivo e attivazione della colonna vertebrale.

Mitologia, simbolismo e filosofia

Nella cultura indiana il serpente non è una creatura maligna, ma un simbolo di conoscenza, trasformazione e forza sottile. Il cobra è figura centrale nella mitologia e nello yoga: rappresenta risveglio, protezione, energia vitale e rinnovamento.

  • Viṣṇu riposa sulle spire del serpente Ananta-Śeṣa, che regge l’universo. Quando si srotola, il tempo e la creazione iniziano; quando si riavvolge, tutto si dissolve.
  • Śiva porta il serpente Vāsuki al collo come simbolo di dominio sulla paura e sull’illusione, segno di energia trasmutata e potere spirituale.
  • Gaṇeśa, figlio di Śiva, indossa un cobra alla vita, simbolo di padronanza degli istinti.
  • Il Buddha è raffigurato protetto da un cobra, emblema di illuminazione e protezione divina.

Bhujaṅgāsana richiama il risveglio della Kundalinī, l’energia primordiale che giace avvolta come un serpente alla base della colonna vertebrale. Nel tantrismo, questa energia si innalza lungo i canali sottili (nāḍī) fino al chakra della corona, trasformando istinto in coscienza e portando consapevolezza e illuminazione.
Come il serpente che cambia pelle, simbolo di rinnovamento, il praticante si rinnova attraverso la pratica, lasciando andare ciò che non serve e aprendosi alla vita, alla presenza e alla possibilità di rinascere in ogni istante. L’apertura del torace e l’estensione della colonna in Bhujaṅgāsana favoriscono questo risveglio energetico e spirituale.

Riferimenti culturali

  • Carl Gustav Jung vedeva il serpente come simbolo dell’inconscio e della trasformazione.
  • In molte culture antiche, il serpente è associato alla conoscenza segreta, all’immortalità e alla guarigione.
  • Il festival indiano Nāga Panchamī celebra il serpente come creatura sacra, portatrice di potere e protezione.

Benefici sottili e terapeutici

Oltre ai benefici fisici (rafforzamento della colonna, apertura del torace, allungamento di addome e spalle, rinforzo della muscolatura dorsale e stimolo digestivo), la posizione è considerata un atto archetipico di trasformazione, che favorisce fiducia, apertura verso il nuovo, vitalità e respirazione profonda.

Curiosità e leggende

  • In India il cobra è considerato sacro, simbolo di forza e cambiamento.
  • Una leggenda racconta che i cobra proteggevano Siddharta durante la meditazione sotto la pioggia, aprendo il petto per ripararlo: gesto che richiama l’apertura del cuore nella postura.
  • Il movimento elegante e potente del cobra che si solleva è immagine di prontezza e vitalità.

Il risveglio cosmico

Si narra che, prima della creazione, Viṣṇu riposasse sull’oceano dell’origine, adagiato sulle spire di Ananta Śeṣa. Quando il serpente si mosse, l’universo ebbe inizio.
Allo stesso modo, ogni volta che entriamo in Bhujaṅgāsana, ci solleviamo dal nostro torpore interiore, come il cobra sacro che si risveglia.

Il cobra e la paura

Il cobra è spesso associato alla paura, ma nello yoga rappresenta la capacità di superarla. Il suo veleno è simbolo di avidyā, l’illusione che ci separa dalla nostra vera natura.
Praticare Bhujaṅgāsana è un invito a guardare oltre la paura, a sollevare lo sguardo e aprire il cuore.

Il serpente e la trasformazione

Il serpente cambia pelle, si rinnova, si trasforma. È simbolo di rinascita, ciclicità e continuità della vita.
Nella tradizione alchemica, il serpente che si morde la coda – Uroboro – rappresenta l’eterno ritorno, la rigenerazione infinita.

Conclusione

Bhujaṅgāsana non è solo una postura fisica: è un gesto simbolico, archetipo di risveglio e trasformazione. Come il cobra che si solleva con calma e forza, questa posizione invita ad aprire il cuore, respirare profondamente e affrontare la vita con consapevolezza e vitalità.
Praticarla significa entrare in contatto con un simbolo antico e potente, che attraversa la storia dello yoga, la mitologia e la spiritualità, richiamando la forza del serpente, il potere della trasformazione e il risveglio della coscienza. Nel sollevare il petto e il capo, imitiamo il cobra sacro e ci ricordiamo che ogni istante può essere un nuovo inizio, un’opportunità per rinnovarsi e lasciare andare ciò che non serve più.

Gāruḍamudrā tra le vette del Nepal - Yoga Ai-Jutsu - Novate Milanese

Gāruḍamudrā tra le vette del Nepal

Daniela e Alessandra continuano il loro meraviglioso viaggio in Nepal. Giunte a quota 4900 metri, davanti ai giganti himalayani, hanno sentito il profondo desiderio di acquisire Gāruḍamudrā.

In un luogo dove il cielo è vicino e le montagne sembrano custodire antichi segreti, è possibile incontrare Gāruḍa in tutto il suo splendore. Qui, immersi nella natura incontaminata, ogni gesto si carica di significato.

Gāruḍamudrā è un gesto potente e simbolico che incarna la libertà interiore e la capacità di elevarsi sopra le difficoltà. Richiama l’immagine delle ali spiegate dell’aquila, evocando un senso di apertura, leggerezza e potere interiore.

In questa cornice suggestiva, Gāruḍamudrā non è solo una pratica: è un’esperienza, un incontro con la propria forza e con la profondità del cielo.

In ogni passo, in ogni respiro, Daniela e Alessandra ci ricordano che il cammino interiore è anche un cammino di bellezza, di ascolto e di apertura. Il loro viaggio ci ispira a guardare più in alto, a sentire più a fondo, e a riconoscere che, come Gāruḍa, anche noi possiamo spiegare le ali e ritrovare il nostro cielo interiore.

Grazie di cuore a Daniela e Alessandra per aver condiviso con noi questo momento di bellezza, consapevolezza e connessione autentica.


APPROFONDIMENTI:

Simbolismo filosofico

·        Gāruḍa rappresenta la liberazione spirituale: l’aquila che si libra sopra la terra simboleggia l’anima che si eleva al di sopra delle passioni e dell’ignoranza.

·        Il Mudra richiama l’equilibrio tra le polarità: destra e sinistra, maschile e femminile, luce e ombra.

·        In Ayurveda, Gāruḍamudrā è legato all’elemento Vāta (aria) e ai processi di purificazione e circolazione energetica.

Mitologia e racconti

·        Gāruḍa è il veicolo del Dio Viṣṇu, il conservatore dell’universo. Secondo la leggenda, Gāruḍa rubò l’Amṛta (nettare dell’immortalità) per liberare sua madre dalla schiavitù dei serpenti. È spesso raffigurato come nemico dei serpenti, simbolo delle forze oscure e dell’ignoranza. Questo lo rende un protettore spirituale.

·        In alcune tradizioni, Gāruḍa è anche associato al Buddha Amoghasiddhi, nel buddhismo tibetano.

Curiosità letterarie e culturali

·        In India, l’immagine di Gāruḍa è usata come talismano contro i serpenti e come simbolo di protezione.

·        Nei testi del Pāñcarātra, Gāruḍamudrā è descritto come un gesto rituale che potenzia la recitazione dei Mantra e la connessione con il divino.

·        In letteratura sanscrita, Gāruḍa appare nei Purāṇa come figura eroica e saggia, capace di affrontare gli dei e ottenere rispetto eterno.


Il viaggio di Daniela e Alessandra ci ha condotti a riflettere su temi profondi, che desideriamo condividere con delicatezza.
Lo facciamo in punta di piedi, con il rispetto che si deve a ogni cammino personale, consapevoli che ognuno ha la propria storia da raccontare, la propria ricerca interiore da coltivare.
A volte, i confini tra realtà e immaginazione si fanno sottili, e proprio in quello spazio sospeso possono nascere visioni, intuizioni, trasformazioni.

 

Gāruḍamudrā: il volo interiore

C’è un gesto che non appartiene solo alle mani, ma al respiro.
Un gesto che non si limita a chiudere le dita, ma apre il cielo interiore.
Gāruḍamudrā è questo: una chiave sottile, invisibile, che spalanca le ali del cuore.
Quando le mani si uniscono in quel sigillo antico, il respiro si fa vento, e il corpo, per un istante, dimentica la gravità.

Nel silenzio della pratica, quel gesto diventa un portale.
Non verso un altrove, ma verso un dentro che pulsa come il battito d’ali di Gāruḍa, l’uccello mitico che attraversa i mondi.


Il viaggio come rito di passaggio

Ogni viaggio è un rito.
Non importa se si percorrono chilometri o solo pochi passi: il vero spostamento avviene nella coscienza.
E in quel passaggio, il Mudrā diventa sigillo di consapevolezza.
Un gesto che dice: “Sono qui. Sto attraversando. Sto diventando.”

Come nei racconti antichi, il viandante incontra prove, soglie, visioni.
E tra queste, il gesto sacro si ripete, come un Mantra silenzioso, a ricordare che ogni passo è sacro, ogni respiro è trasformazione.


L’incontro con Gāruḍa

Fu tra le montagne, in un’alba lattiginosa, che lo vidi.
Non con gli occhi, ma con quella parte di me che sa riconoscere i simboli.
Gāruḍa non era un animale, né un dio: era la forma stessa del vento.
Si librava tra le cime, dove la nebbia si fondeva con le nuvole, e ogni suo battito d’ali scuoteva le rocce e il cuore.

In quel momento, la natura e il mito si fusero.
Il cielo non era più solo cielo, ma uno specchio dell’anima.
E io, piccolo essere umano, con le mani in Gāruḍamudrā, sentii di appartenere a qualcosa di più vasto, di più antico, di profondamente libero.

Yoga - Ai-Jutsu Novate - Tadasana

Tādāsana: il punto di partenza, il ritorno al centro

In questa immagine, il gruppo è raccolto in Tādāsana, la “posizione della montagna”.

Apparentemente semplice, questa postura racchiude la potenza della presenza: sugli avampiedi, colonna allineata, sguardo aperto e all’orizzonte.
È il momento in cui ognuno si connette con sé stesso e con il gruppo, in un respiro condiviso.

Tādāsana è il simbolo dell’inizio, della disponibilità, della stabilità.
Nella pratica dello Yoga, questa posizione rappresenta il ritorno al centro, la preparazione al movimento, la consapevolezza del corpo nello spazio.

Il ruolo degli avampiedi: radicamento e risveglio

Gli avampiedi giocano un ruolo fondamentale in Tādāsana.
Distribuire il peso in modo uniforme, sentire il contatto vivo tra le dita dei piedi e il suolo, sollevarle e riappoggiarle come a “afferrare” il tappetino, amplifica la sensazione di radicamento.
È come risvegliare la base del corpo, attivare la connessione con la terra e, al tempo stesso, prepararsi a salire verso l’alto.

Dal punto di vista anatomico e biomeccanico, gli avampiedi sono coinvolti in circa il 90% della fase di appoggio durante la camminata. Le teste metatarsali trasmettono fino all’80% del carico corporeo, con un picco del 35% nella fase propulsiva.
Questa attivazione favorisce stabilità, equilibrio e allineamento posturale, riducendo tensioni muscolari e squilibri articolari.

In Tādāsana, questa consapevolezza si traduce in una postura attiva, viva, che non è mai statica ma in costante ascolto.

Avampiedi e Āyurveda: tra energia, anatomia e consapevolezza

Nell’Āyurveda, il piede è considerato un microcosmo del corpo umano.
Sulla pianta del piede, e in particolare sugli avampiedi, si trovano diversi punti Marma, centri energetici che collegano corpo, mente ed emozioni.

Alcuni di questi punti sono associati a:

  • Occhi: le vene centrali del piede sono collegate alla vista; il massaggio degli avampiedi può migliorare la funzione oculare.
  • Sistema nervoso: la stimolazione dei Marma attiva il sistema parasimpatico, favorendo rilassamento e riduzione dello stress.
  • Organi interni: i punti riflessi sugli avampiedi sono legati a cuore, polmoni e ghiandole endocrine.

Il massaggio ayurvedico del piede, chiamato Padabhyanga, si concentra proprio su queste zone, utilizzando oli medicati per stimolare la circolazione, riequilibrare i Doṣa e favorire il benessere globale.

La scienza moderna ha confermato che questi punti presentano una maggiore densità di terminazioni nervose, rendendoli efficaci per agire sul sistema nervoso autonomo.

In Tādāsana, l’attenzione agli avampiedi diventa quindi anche un gesto di cura energetica, una soglia tra corpo e coscienza, tra terra e cielo.

Simboli, leggende e significati

Il nome Tādāsana deriva dal sanscrito tādā (montagna) e Āsana (posizione).
La montagna è simbolo di fermezza, stabilità e presenza. In alcune tradizioni, rappresenta anche il collegamento tra terra e cielo, tra radicamento e aspirazione spirituale.

Una leggenda indù racconta che le montagne avevano ali e volavano tra le dimore degli dèi, disturbando il loro riposo. Fu Śiva, infastidito dal frastuono, a tagliare le loro ali, rendendole immobili.
Tādāsana incarna proprio questo: la forza che nasce dalla quiete, la potenza dell’immobilità consapevole.

Energia tra cielo e terra

In Tādāsana, i piedi affondano nella terra come radici, mentre la testa si protende verso il cielo.
È il perfetto equilibrio tra Mūlādhāra (chakra della radice) e Sahasrāra (chakra della corona).
Come un albero che si nutre della terra e si apre alla luce, il corpo si allinea, si espande, si ascolta.

Insieme, in silenzio, in ascolto: così comincia ogni viaggio

È il punto di partenza e di ritorno.
È la montagna che non ha bisogno di muoversi per essere viva.
È il corpo che si fa spazio, presenza, respiro.

Da Tādāsana tutto è in divenire.

Meruasana - yoga Ai-Jutsu - novate - MILANO

Merūāsana 4.200 metri. Śāstra Yoga in Nepal

Due allieve di Śāstra Yoga, Alessandra e Daniela, hanno portato la loro pratica nel cuore dell’Himalaya, eseguendo Merūāsana davanti al Tashi Lhakhang Monastery, nel remoto villaggio di Phu, a 4.200 metri di altitudine.

Questa immagine non è solo una testimonianza di forza e dedizione, ma un invito a riflettere sull’essenza dello Yoga: non qualcosa da fare, ma qualcosa da essere.

Merūāsana, la postura della montagna, assume qui un significato ancora più profondo. In questo luogo dove la terra si innalza verso il cielo, il corpo si fa ponte tra il visibile e l’invisibile, tra la materia e lo spirito. La montagna non è solo un simbolo di stabilità, ma anche di elevazione, di silenzio, di ascolto.

Lo Yoga, quando è integrato nel nostro respiro, nel nostro ritmo e nella nostra centratura, ci accompagna ovunque. Non importa l’altitudine, il luogo o le condizioni esterne — ciò che conta è portarlo dentro di sé, come strumento di consapevolezza, equilibrio e trasformazione.

In un luogo dove il cielo incontra la terra, Alessandra e Daniela ci ricordano che ogni postura è un gesto sacro, ogni respiro una connessione, ogni passo un ritorno all’origine.
La loro presenza, la loro pratica, ci parlano di una Via che non si interrompe mai, che si rinnova in ogni esperienza, in ogni paesaggio, in ogni incontro.

Un sentito grazie ad Alessandra e Daniela per aver condiviso con noi questo momento così significativo.
Śāstra Yoga è questo: una Via, una pratica, una presenza.

Approfondimenti:

Il significato di Merūāsana

Merūāsana, la postura della montagna, è una delle posizioni fondamentali nello Śāstra Yoga.
Il termine sanscrito Merūāsana deriva da due parole:
•  Merū (मेरु) – il monte sacro, asse del mondo, simbolo di stabilità e verticalità spirituale
• Āsana (आसन) – postura, posizione

In questa forma, il corpo si erge saldo e radicato, ma allo stesso tempo aperto verso l’alto, come una montagna che unisce terra e cielo. È una posizione che richiama la presenza, la dignità, la forza interiore e la capacità di restare centrati anche in mezzo al cambiamento.

Praticare Merūāsana a 4.200 metri, come hanno fatto Alessandra e Daniela, amplifica il suo significato: il corpo diventa paesaggio, il respiro si fonde con l’aria sottile dell’altitudine, e la postura si trasforma in un atto di connessione profonda con la natura e con sé stessi.

La Via nello Śāstra Yoga

Nello Śāstra Yoga, la Via (Mārga) non è solo un percorso fisico o tecnico, ma un cammino interiore. È la direzione che si sceglie di seguire con consapevolezza, disciplina e apertura.

La Via è fatta di studio, pratica, ascolto, trasformazione. È un sentiero che non si percorre solo sul tappetino, ma nella vita quotidiana, nelle relazioni, nelle scelte, nei momenti di silenzio e di presenza.

Seguire la Via significa accogliere lo Yoga come strumento di evoluzione, come linguaggio del corpo e dell’anima, come arte del vivere. È un cammino che non ha una meta fissa, ma che si rinnova ad ogni passo, ad ogni respiro, ad ogni postura.

Citazione ispiratrice dai testi

“Lo Yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente.”
– Yogasūtra di Patañjali, I.2

Questa frase, tratta da uno dei testi fondamentali dello Yoga, ci ricorda che la pratica non è solo fisica, ma mentale e spirituale. Portare lo Yoga dentro di sé significa coltivare uno stato di quiete, di lucidità, di presenza.
In luoghi estremi come l’Himalaya, questa verità si fa ancora più evidente: il silenzio esterno favorisce il silenzio interno, e la montagna diventa specchio della nostra stabilità interiore.

ringraziamenti Festa d Sport 2025 - Yoga Ai-Jutsu - Novate

Grazie di cuore a tutti voi che avete partecipato alla Festa dello Sport!

Abbiamo vissuto insieme una giornata straordinaria, fatta di energia, condivisione e passione. Gli allievi di Yoga e Ai-Jutsu hanno portato in scena non solo le tecniche apprese, ma anche il cuore e lo spirito delle discipline che praticano con dedizione.

Un ringraziamento speciale va a chi è venuto a vederci, a sostenerci con entusiasmo e curiosità. La vostra presenza ha reso ogni momento ancora più significativo.

Abbiamo condiviso momenti intensi, emozionanti, indimenticabili: dalle dimostrazioni che hanno suscitato interesse e stupore, ai sorrisi scambiati tra una pratica e l’altra, fino agli spazi di dialogo e riflessione che si sono aperti spontaneamente.

Questa giornata è stata un vero e proprio incontro di ritmi, di persone, di esperienze. Un’occasione per sentirci parte di qualcosa di più grande, dove il movimento e la consapevolezza si sono intrecciati in un’unica danza.

Grazie per aver reso tutto questo possibile. Ci portiamo a casa non solo il ricordo di una bella festa, ma anche la forza di continuare a praticare, crescere e condividere.

Yoga Novate - Festa Sport 2025

Festa dello Sport - 21 settembre al Parco Ghezzi: un’occasione per incontrarci

La nuova stagione è iniziata e con essa il desiderio di ritrovarsi, di ricominciare con slancio e di condividere ciò che ci appassiona.
La Festa dello Sport, che si terrà domenica 21 settembre al Parco Ghezzi di Novate Milanese, è per noi un’occasione speciale: un momento di gioia, incontro e apertura.

Saremo presenti con il nostro stand informativo, pronti ad accogliere chi desidera avvicinarsi o riscoprire le nostre discipline.
È un’opportunità per conoscerci, per scambiare due parole, per respirare insieme l’energia che ci unisce.

Durante la giornata, proponiamo due momenti dedicati alla pratica:

  • ore 11:00 – Spazio aperto a tutti per sperimentare le tecniche del respiro (Prāņāyāma), accanto al nostro stand.
  • ore 16:15–17:00 – Dimostrazione delle nostre discipline presso il campo da basket.

Che tu voglia provare, osservare, partecipare o semplicemente salutarci, saremo felici di averti con noi.
La Festa dello Sport è anche questo: un tempo condiviso, dove il movimento incontra il sorriso, e dove ogni gesto diventa occasione di relazione.

Ti aspettiamo con entusiasmo!

Yoga Ai-Jutsu - ritrovare l'equilibrio - Novate 2025

Settembre è il momento di ritrovare l’equilibrio

Dopo la pausa estiva, la nostra Associazione riapre le porte con nuova energia e tante opportunità per rimettersi in sintonia con sé stessi.

Dal 1 settembre tornano le lezioni di Śāstra Yoga, per chi desidera armonizzare corpo, mente e respiro.
Dal 2 settembre riprendono gli incontri di Ai-Jutsu, l’arte marziale che fonde tecnica, disciplina e consapevolezza.

Dove si tengono le lezioni?

Śāstra Yoga: presso la sede di Via dell’Edilizia 1 a Novate Milanese, ad eccezione della lezione del venerdì, che si svolge presso la struttura del Palazzetto dello Sport, sempre a Novate Milanese. Le lezioni sono fruibili sia in presenza che online, tramite la piattaforma Zoom.
Ai-Jutsu: si svolge esclusivamente in presenza, presso la struttura del Palazzetto dello Sport.

Alle lezioni puoi partecipare:

online: tutte le lezioni di Śāstra Yoga sono fruibili online, ti basterà collegarti tramite Zoom.
in presenza: è necessario prenotarsi tramite il nostro sito web.

Due discipline, un unico obiettivo: il tuo benessere. Ecco cosa le distingue:

Le lezioni di ŚĀSTRA YOGA SOFT in presenza sono a numero chiuso per garantire un’attenzione personalizzata.
Sono pensate per chi cerca un approccio dolce ma efficace, utile a migliorare flessibilità, tono muscolare e benessere generale, rispettando i propri ritmi.
Se non sei iscritto a questa lezione in presenza, puoi comunque partecipare online.

Le lezioni di ŚĀSTRA YOGA sono un percorso evolutivo su più livelli, pensato per adattarsi alle esigenze e capacità di ogni praticante.
Il Metodo si distingue per la varietà degli stimoli e degli esercizi, che rendono ogni lezione unica e coinvolgente.
È un cammino di crescita armoniosa, sia fisica che interiore, che nutre corpo e consapevolezza.
Un’attenzione particolare è dedicata alla lezione del giovedì sera alle ore 19:30, estesa a 80 minuti per approfondire lo studio delle tecniche respiratorie.
La respirazione consapevole è infatti fondamentale per migliorare la concentrazione, l’efficacia degli esercizi, la tenuta delle posture e per ridurre lo stress.
Questa estensione rende la lezione ancora più completa, profonda e rigenerante.

L’AI-JUTSU è un’arte marziale che si pratica con la Katana, simbolo di trasformazione interiore.
Non è solo tecnica, ma un percorso di consapevolezza: ogni gesto aiuta a liberarsi da ciò che appesantisce, favorendo chiarezza, equilibrio e presenza.
Attraverso movimenti armoniosi, si sviluppano concentrazione, coordinazione e consapevolezza di sé, con benefici sia fisici che emotivi.
Non servono esperienze pregresse: basta la voglia di provare.
Vieni a scoprire l’Ai-Jutsu e lasciati sorprendere dalla sua profondità.

ALLENAMENTO FUNZIONALE (martedì sera). Un approccio moderno e dinamico dell’esercizio fisico, pensato per rendere il corpo più forte, stabile e resistente. L’obiettivo è migliorare la capacità di affrontare le attività quotidiane in modo più efficace e sicuro.
A differenza degli allenamenti tradizionali che isolano singoli muscoli, l’Allenamento Funzionale si basa su movimenti multi-articolari, coinvolgendo più gruppi muscolari contemporaneamente. Questo migliora forza, equilibrio, coordinazione, flessibilità e resistenza in modo integrato e armonico.

I nostri corsi non sono solo attività fisica: sono percorsi di crescita personale, guidati da insegnanti esperti e appassionati.
Perché scegliere noi?
Perché da noi non trovi solo un corso, ma un’esperienza che ti accompagna verso maggiore equilibrio e consapevolezza.
Qui, il movimento diventa trasformazione.

Curioso di scoprire se fa per te?
Prenota una lezione di prova senza impegno e lasciati guidare in un’esperienza che potrebbe sorprenderti.

ISCRIZIONI APERTE!

Scrivici per informazioni e per riservare il tuo posto: a questo indirizzo e-mail:
aijutsu.kriyayoga.novate@gmail.com o chiamaci a questo numero 370.3224280 (anche WhatsApp)

Asana - approfindimenti

Le Āsana dello Yoga: un Viaggio nel Movimento e nella Consapevolezza

Āsana, posizioni o posture che danzano tra cielo e terra, sono il cuore pulsante della pratica dello Yoga. Esse vanno oltre il semplice esercizio fisico e si trasformano in un rituale sacro di connessione tra mente, corpo e spirito.

Di Āsana ce ne sono migliaia. Vengono considerate 84 Āsana classiche e rappresentano un percorso di crescita e un’opportunità di auto-osservazione dove esplorare il nostro corpo e la nostra coscienza. Nelle scritture tradizionali, il numero 84 rappresenta la completezza e il significato Divino.

Gli Āsana hanno radici antiche e si sono evolute nel corso di migliaia di anni. Nella tradizione indiana, Śiva è considerato il fondatore degli Āsana. Nei testi classici dello Yoga, come Gheraṇḍa Saṃhitā e Haṭhayoga Pradīpikā, gli Āsana sono elencati e visti come un percorso di crescita spirituale.

Possiamo raggruppare gli Āsana, per comodità, secondo le loro diverse caratteristiche di:

  • equilibrio
  • forza e stabilità
  • allungamento
  • inarcamento
  • rotazione

 

Āsana è una parola Sanscrita che originariamente significava “stare seduti”, ma nel contesto dello Yoga, si traduce comunemente come “posizione”, “posizione statica”.

In Sanscrito Āsana è un termine neutro. Tattiva, poiché in italiano il genere neutro è andato perso, per convenzione si traduce questa parola al maschile. Quindi diventa al singolare un Āsana mentre al plurale diventano gli Āsana.

Ogni Āsana ha un significato e un beneficio specifico. Le posizioni in piedi, come il Guerriero, ci radicano alla terra, mentre quelle sedute, come il Loto, ci aprono al cielo.

Ogni postura contribuisce a raggiungere e mantenere stabilità fisica e mentale; sviluppare equilibrio, flessibilità, forza, consapevolezza del corpo e generare benessere nell’organismo.

L’arte di eseguire gli Āsana risiede nell’allineamento preciso del corpo. Attraverso la pratica, si comprende l’anatomia e l’interazione dei vari sistemi fisici. Ogni muscolo, ogni respiro, diventa un atto di consapevolezza. È come suonare una sinfonia con il nostro corpo.

Gli Āsana ci sfidano. Ci chiedono di superare i nostri limiti, di abbracciare il disagio e di trovare la quiete nel movimento. È un viaggio verso l’interno, verso la nostra essenza.

Ogni Āsana ci insegna a rispettare il nostro corpo. Ascoltiamo il suo linguaggio, i suoi segnali. Non riguarda solamente quanto possiamo piegarci, ma di quanto possiamo ascoltarci. Una continua connessione mente-corpo.

Gli Āsana preparano il corpo alla meditazione e alla crescita spirituale, promuovendo al contempo il benessere fisico.

Gli Āsana sono un viaggio senza fine. Non si tratta solo di raggiungere una posizione perfetta, ma di abbracciare il processo. Ogni giorno, ogni mattina sul tappetino, è un nuovo inizio.

Yoga - approfondimenti

YOGA: un viaggio tra antichità e saggezza

Lo Yoga, con le sue radici profonde e le sue molteplici sfaccettature, è un mondo vasto e affascinante. Non possiamo ridurlo a una singola definizione o a uno stereotipo. È molto di più. Esso è una disciplina millenaria cha abbraccia corpo, mente e spirito. È una danza tra movimento e quiete, tra respiro e consapevolezza.

Ogni articolo che si scrive sullo Yoga non è mai risolutivo, ma vuole essere uno stimolo. Uno sprone per continuare a esplorare, a chiederci “cosa c’è di più?” e a mantenere viva la fiamma della curiosità.

L’essenza del nostro percorso nello Yoga risiede proprio nella ricerca e nella conoscenza. E’ come un viaggio senza fine, dove ogni Āsana, ogni respiro, ogni parola dei testi antichi ci spinge a scavare più a fondo. È un percorso di vita, un’opportunità di crescita continua.
Quindi, benvenuti in questo viaggio.

La parola sanscrita Yoga è considerata un indicatore neutro, un sostantivo generico che contestualizzazione all’interno del testo in cui appare.
Yoga rimane Yoga in sanscrito, italiano, inglese, tedesco, ebraico… In un mondo ideale, non avrebbe bisogno di traduzione. Tuttavia, coloro che adottano questo termine attribuiscono significati diversi alla parola “Yoga”, a seconda dei loro obiettivi e delle loro intenzioni. Il contesto storico di chi interpreta o “traduce” la parola influenza e modifica il suo stesso significato.
La parola Yoga è un tesoro di significati e sfumature…

Nel Ṛgveda, la sua presenza è come un caleidoscopio di interpretazioni. Yoga danza tra le pagine degli inni, rivelando segreti antichi e connessioni profonde: aggiogare, unire, badare, incoccare. In ogni significato, Yoga è un richiamo alla saggezza antica, un invito a esplorare e a fondersi con l’infinito (Ṛgveda è una raccolta di inni. “Ṛg” significa inni o strofe, mentre “veda” sapienza o conoscenza).

Nel mondo dei testi antichi, Patañjali il filosofo indiano, intreccia le parole come un abile tessitore. Nella sua opera “Yoga Sūtra”, lo Yoga assume principalmente due significati: metodo/disciplina: qui, lo Yoga è come un sentiero che si snoda attraverso la giungla della mente. È la disciplina che ci guida, passo dopo passo, verso l’arresto delle turbolenze mentali. Raccoglimento metacognitivo. Lo Yoga è anche il Samādhi, il momento in cui la mente si fonde con l’infinito. È come immergersi nell’oceano della coscienza, oltre le onde delle distrazioni. I primi due Sūtra, Patañjali ci invita a scrutare le Vṛtti, le attività della mente. Attraverso la pratica, possiamo raggiungere il Samādhi, l’assorbimento totale.

Nell’Amarakośa, il primo “dizionario” sanscrito sopravvissuto, scritto tra il VI e l’VIII secolo, la parola Yoga ha ben cinque significati: prepararsi alla guerra: come un guerriero che affila la spada, lo Yoga ci invita a prepararci per la battaglia della vita. Una guerra interiore contro le nostre paure e i nostri limiti. Mezzo: lo Yoga è il ponte tra il visibile e l’invisibile, tra il corpo e lo spirito. È il mezzo attraverso cui possiamo scoprire la nostra vera natura. Contemplazione: lo Yoga ci conduce alla contemplazione profonda. È il silenzio interiore in cui possiamo ascoltare la voce dell’anima, la voce più sottile e profonda che è in noi. Unione: lo Yoga è l’unione tra mente e corpo, tra individuo e universo. È il filo che lega tutto ciò che esiste. Ragionamento: lo Yoga ci sfida a esplorare, a interrogare, a ragionare. È la luce che illumina l’intelletto.

Nelle Upaniṣad (insieme di testi religiosi e filosofici indiani composti in lingua sanscrita a partire dal IX secolo a.C. fino al IV secolo a.C.) si parla di “Yoga Ātmā” e il significato è interessante per chi pratica Yoga. Ātman qui significa “petto, cuore”. È l’essenza stessa dell’anima, il centro in cui risiede la nostra coscienza. È il luogo dove il respiro danza con l’eternità. Yoga è nella sua accezione di “disciplina”. È la pratica che ci connette al nostro Chitta (mente, coscienza), la mente che riflette l’universo.

Nel testo più̀ sacro dell’India, la Bhagavadgītā, la parola Yoga si manifesta in almeno tre sfumature:

  • Equidistanza e immobilità. Lo Yoga è un pilastro saldo su cui poggiamo le nostre azioni. È l’arte di agire senza attaccamento, mantenendo l’equilibrio tra amore e avversione. È l’immobilità interiore che ci permette di danzare con il mondo senza esserne schiavi.
  • Maestria nelle azioni. Per chi possiede consapevolezza, il bene e il male si dissolvono come nebbie al sole. Yoga è la maestria nelle azioni quotidiane. È l’attenzione consapevole che permea ogni gesto, ogni respiro. È l’arte di vivere con presenza e discernimento
  • Scioglimento del disagio. Infine, Yoga è quel qualcosa ce ci permette di staccarci dal disagio, di sciogliere le catene dell’angoscia. È il respiro profondo che ci libera.

La parola Yoga deriva dalla radice sanscrita Yuj  युज्, che significa “unire” o “unione”. È un richiamo alla fusione, all’abbraccio tra cielo e terra. È il filo d’oro che collega la coscienza individuale a quella universale. Yoga è molto più di posture fisiche, abbraccia la mente, il respiro e lo spirito.

Secondo antichi testi, praticare Yoga porta all’unione della coscienza individuale con la coscienza universale, generando una perfetta armonia tra mente e corpo e tra uomo e natura.

Lo Yoga è un viaggio senza fine, un percorso di vita in cui ogni Āsana, ogni respiro, ci conduce verso la nostra essenza più profonda. È l’arte di unire mente, corpo e spirito, danzando tra le dualità e fondendoci con l’infinito.

 

Yoga è arte supportata
dalla scienza e conoscenza
del corpo umano,
di tutte le sedi anatomiche,
ubicazione e funzionalità
della loro morfologia
(Guru Maharishi Sathyananda)

 

Yoga-Ai-Jutsu-Novate-Milanese-festa-dello-sport-2023

Domenica 17 settembre, dalle 10:00 alle 18:30, al parco Ghezzi di Novate Milanese, si svolgerà la Festa dello Sport e dell’Ambiente, evento organizzato dal Comune di Novate Milanese in collaborazione con le varie associazioni sportive del territorio.

La nostra Associazione sarà presente per l’intera giornata con uno stand dedicato.

Dalle ore 15:30 alle ore 16:30 vi sarà una dimostrazione delle nostre discipline presso il campo di basket all’interno del parco Ghezzi.

Un’occasione per salutarci, per conoscerci, per togliervi qualche curiosità…

Vi aspettiamo numerosi!

In caso di maltempo la festa dello sport sarà annullata.