Yoga Ai-Jutsu - Novate milanese - REI

REI – Il saluto che apre la Via

Nel silenzio di un inchino, si racchiude un mondo.
Il gesto semplice del capo che si abbassa, il corpo che si inclina, è molto più di una formalità: è un atto di rispetto, di presenza, di riconoscimento reciproco.

In giapponese, questo gesto si chiama REI  – .
È il saluto che precede e conclude ogni pratica, ogni incontro, ogni scambio. È il ponte invisibile che collega l’allievo al Maestro, il praticante al Dōjō, l’essere umano alla Via.

Nel Metodo Maharishi Sathyananda, il REI è parte integrante della pratica dell’Ai-Jutsu. Non è solo un gesto esteriore, ma un momento di centratura, di consapevolezza, di apertura, di ricerca, di contatto con la parte più profonda ed intima di noi stessi.

Salutare significa riconoscere l’altro, ma anche riconoscere sé stessi nel cammino.
Prima di ogni tecnica, prima di ogni movimento, c’è sempre il REI.

 

Il REI nelle arti marziali giapponesi

Il REI è molto più di un saluto: è un rituale di consapevolezza e rispetto.
Nelle arti marziali, rappresenta l’essenza della disciplina interiore. È un gesto che educa all’umiltà, alla gratitudine, alla presenza.

In ogni REI, l’energia che si sprigiona non è solo un movimento esteriore, ma una forza interiore che si espande.

Il REI può assumere forme diverse, a seconda della direzione verso cui è rivolto:

  • verso il Kami – le divinità, o meglio, la parte più nobile e luminosa di noi stessi
  • verso il Sensei – l’insegnante, come forma di rispetto e riconoscenza
  • verso Otagai – gli altri praticanti, come riconoscimento reciproco e spirito di condivisione

     

Energia che si sprigiona

Nel momento in cui si esegue il REI, non si emette solo un suono, un grido o un gesto, ma si libera energia pura.
Un’energia che nasce da dentro, attraversa il corpo, e si espande nello spazio.
È un’energia silenziosa, ma potente. Non è un grido, non è una parola: è intenzione che si fa forma, è energia che si manifesta.

Questa energia è parte della ricerca che accompagna ogni praticante: la ricerca di sé, dell’altro, dell’armonia tra interno ed esterno.
Ogni REI è un atto di connessione, un momento in cui il visibile e l’invisibile si incontrano.

La foto in bianco e nero cattura proprio quel momento: un inchino, un respiro, un istante sospeso.
Un invito a ricordare che ogni gesto, anche il più semplice, può celare un pensiero molto intimo e profondo.

 

Citazioni finali

“Il vero saluto non è un gesto del corpo, ma un’apertura del cuore.
È lì che inizia la Via.”
— Tradizione marziale giapponese

Mentre una citazione più adatta al contesto dello Iaido e delle arti marziali con la katana, tratta da un approfondimento sul saluto nella pratica del ToRei (il saluto alla Katana):

“Il Rei alla katana non è un semplice gesto rituale: è un atto di riconoscimento verso l’arma, verso la Via e verso sé stessi. È il momento in cui il praticante si svuota per accogliere la pratica con spirito puro.”
— Andrea Cauda, Kiryoku Dojo

Nello Iaido così come nell’Ai-Jutsu, la Katana non è solo uno strumento, ma un simbolo di disciplina, consapevolezza e trasformazione interiore.

 

Approfondimenti

REI verso il Kami – Il saluto al sacro

Kami  è un termine giapponese che indica le divinità, ma in senso più ampio rappresenta il sacro, l’invisibile, il principio spirituale che abita ogni cosa.
Nel contesto della pratica, il saluto rivolto al Kami è un gesto di connessione con la parte più alta e nobile di noi stessi, con ciò che ci trascende e ci guida.

È un REI che apre lo spazio interiore, che ci ricorda che ogni gesto può essere sacro, ogni azione può essere offerta.
In molte scuole, il saluto al Kami si esegue all’inizio della lezione, rivolgendosi simbolicamente verso il Kamiza, il lato nobile del Dōjō.

 

REI verso il Sensei – Il saluto al Maestro

Sensei 先生 significa letteralmente “colui che è nato prima”.
È il Maestro, ma anche la guida, il testimone, colui che cammina davanti a noi nella Via.

Il REI rivolto al Sensei è un atto di rispetto, gratitudine e fiducia.
Non è un gesto di sottomissione, ma di riconoscimento: riconosco in te un esempio, un riferimento, una luce che può aiutarmi a vedere meglio il mio cammino.

È anche un modo per onorare la trasmissione del sapere, la continuità della tradizione, il valore dell’insegnamento ricevuto.

 

Otagai ni REI

Il termine giapponese Otagai お互い significa letteralmente “reciprocamente” o “l’un l’altro”. Nelle arti marziali, e in particolare nel contesto del saluto REI, Otagai rappresenta il rispetto e il riconoscimento reciproco tra praticanti.

Quando si esegue il saluto rivolto a Otagai, si sta riconoscendo:

  • la presenza dell’altro come compagno di pratica,
  • il valore dell’incontro, come occasione unica di scambio, crescita e presenza condivisa sulla Via.
  • la disponibilità reciproca a crescere, imparare, confrontarsi.

È un gesto che dice:

“Ti rispetto, ti ringrazio per la tua presenza, e riconosco che grazie a te posso migliorare.”

In molte scuole tradizionali, il saluto Otagai-ni Rei viene eseguito tra pari, ad esempio tra due allievi che si apprestano a praticare insieme. È un modo per onorare la relazione, non solo la tecnica.

Otagai è la dimensione orizzontale del REI:
non verso l’alto (Kami), né verso l’autorità (Sensei), ma verso chi cammina con noi.
È un invito a coltivare l’umiltà, la gratitudine e la consapevolezza dell’altro come parte essenziale del nostro percorso.