Tre tappetini, tre colori, una sola pratica. la diversità come fondamento dello Yoga

Tre tappetini, tre colori, una sola pratica: la diversità come fondamento dello Yoga

Durante una sessione di Yoga della nostra scuola a Novate Milanese, tre tappetini colorati erano già disposti per la pratica. Tre tonalità diverse, tre modi di occupare lo spazio, tre presenze che ancora non si erano incontrate. Eppure, osservandoli, si percepiva già un’armonia silenziosa, come se quei colori, pur così distinti, stessero aspettando di accordarsi in un’unica vibrazione.

Quando ognuna si è posizionata sul proprio tappetino, quell’immagine si è trasformata in un piccolo insegnamento: la diversità non è qualcosa da superare, ma da abitare. Ogni tappetino è un territorio personale, un confine sacro in cui ciascuno porta la propria storia, il proprio corpo, il proprio respiro. Eppure, nel momento in cui la pratica inizia, quei territori non si isolano: si intrecciano, si ascoltano, si armonizzano.

Lo Yoga, nella sua essenza più antica, non ha mai chiesto uniformità. Ha sempre chiesto presenza, verità, autenticità. Nelle Upaniṣad, l’unità del tutto convive con la molteplicità delle forme. Nel Sāṃkhya, la pluralità degli individui è riconosciuta come infinita e irriducibile. Nella Bhagavad Gītā, Kṛṣṇa ricorda ad Arjuna che ogni essere manifesta il divino in modo unico, e che la via spirituale non è mai identica per due persone. Lo Yoga non mira a cancellare le differenze, ma a trascenderle attraverso la consapevolezza. Non chiede di essere uguali: chiede di essere veri.

Così, quei tre tappetini diversi diventano una metafora perfetta: la pratica non uniforma, ma accoglie. Non appiattisce, ma amplifica. Non pretende copie, ma celebra presenze.

Se osserviamo la natura con attenzione, ci accorgiamo che la diversità non è un concetto astratto: è la trama stessa della vita. Basta passeggiare nei parchi o lungo i viali alberati per vedere che nessun tronco è identico a un altro, nessuna chioma cresce nello stesso modo, nessuna radice affonda con la stessa geometria. La natura non copia: crea. Non ripete: varia. Non uniforma: orchestra.

Per questo oggi scegliamo di praticare Vṛkṣāsana, la posizione dell’alberocome gesto simbolico e consapevole. Ogni albero è diverso, e così ogni praticante. C’è chi oscilla e chi rimane stabile, chi trova subito il proprio equilibrio e chi lo cerca con pazienza, chi apre le braccia verso l’alto e chi le tiene raccolte al cuore. Eppure, in questa diversità, tutti condividono la stessa intenzione: radicarsi per crescere, trovare stabilità nella propria forma unica, non in quella degli altri.

Vriksanana

La natura ci ricorda continuamente che l’unicità non è un difetto, ma un principio vitale. E se pensiamo ai fiocchi di neve, il messaggio diventa ancora più chiaro: non ne esiste uno uguale all’altro, e proprio questa irripetibilità li rende meravigliosi. Wilson Bentley, il primo a fotografare i cristalli di neve nel 1885, disse una frase che oggi risuona perfettamente con il nostro tema: “Ogni fiocco di neve è un capolavoro.”

E se ogni fiocco di neve è un capolavoro, lo è anche ogni persona sul proprio tappetino. La pratica dello Yoga non ci chiede di essere identici, ma autentici. Non ci chiede di imitare, ma di incarnare la nostra forma più vera. Così come la natura celebra la diversità in ogni sua manifestazione, anche noi, nella sala della nostra Associazione, celebriamo la bellezza di essere diversi e presenti, insieme.

All’interno della nostra comunità, questo tema non è un concetto astratto: è un’esperienza quotidiana. Negli anni abbiamo imparato che ogni praticante porta un mondo, che ogni corpo racconta una storia, che ogni percorso richiede rispetto, ascolto e cura. La diversità si manifesta in ogni lezione: nelle varianti proposte, nei tempi di apprendimento, nelle emozioni che emergono, nei modi in cui ciascuno abita il proprio tappetino.

La nostra pratica non cerca di normalizzare i praticanti, ma di accompagnarli. Non chiede di adeguarsi a un modello, ma di trovare il proprio modo di respirare, di muoversi, di essere. Per questo, la foto dei tre tappetini non è solo un’immagine: è un manifesto. Racconta chi siamo come comunità: diversi, uniti, presenti.

Nello Yoga, l’unità non è uniformità. È armonia. È la capacità di riconoscere che ogni differenza è un colore della stessa tavolozza, un suono della stessa vibrazione, un passo della stessa danza. E così, quei tre tappetini diversi, in una sera qualunque a Novate Milanese, ci ricordano che la pratica è un luogo in cui la diversità non solo è accolta, ma celebrata. Perché è proprio grazie alle differenze che possiamo incontrarci davvero.

E allora, mentre tre tappetini diversi si sfiorano nella nostra sala di Yoga, comprendiamo che la diversità non è un tema da celebrare un giorno all’anno, ma un respiro da onorare ogni volta che ci incontriamo. Perché è nelle differenze che la vita trova il suo ritmo, è nelle sfumature che la luce diventa colore, è nelle nostre unicità che l’umanità si riconosce intera. E quando, anche solo per un istante, tre persone diverse respirano insieme, la diversità smette di essere distanza e diventa armonia. Diventa Yoga.

Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo

La Giornata Mondiale della Diversità Culturale per il Dialogo e lo Sviluppo si celebra ogni anno il 21 maggio. È stata istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 2002, dopo la Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale dell’UNESCO (2001), che riconosce la diversità culturale come patrimonio comune dell’umanità.

Nel 2005, la Convenzione UNESCO sulla Protezione e Promozione della Diversità delle Espressioni Culturali ha rafforzato questo principio, sottolineando che la diversità non è solo un valore culturale, ma una condizione essenziale per la pace, lo sviluppo sostenibile e la cooperazione tra i popoli.

Questa giornata è collegata agli Obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare: – Obiettivo 10: riduzione delle disuguaglianze – Obiettivo 16: pace, giustizia e istituzioni solide

Ogni anno, l’UNESCO invita a compiere un “atto di diversità”: un gesto concreto che favorisca incontro, ascolto e dialogo.