Bhujaṅgāsana – La postura del cobra - Yoga-Ai-Jutsu-Novate-Milanese

Bhujaṅgāsana - La postura del cobra

La lezione di Śāstra Yoga del venerdì non è solo un momento di pratica, ma un incontro profondo tra corpo e consapevolezza. Ogni Āsana diventa un’occasione per affinare la percezione, riconoscere le tensioni e lasciare andare ciò che non serve più.
In questo spazio di ricerca interiore, la pratica si trasforma in ascolto e presenza. Questa settimana abbiamo esplorato Bhujaṅgāsana, la postura del serpente, del cobra: un gesto che risveglia la colonna, apre il cuore e ci invita a riconoscere la forza e la flessibilità che abitano il corpo.
Nel fluire della postura, Letizia e Vladimiro si sono riconosciuti nella propria unicità, lasciando emergere un dialogo silenzioso e trasformativo. Il serpente, simbolo di trasformazione, ci guida nella pratica, invitandoci a scivolare tra immobilità e slancio, tra radicamento e apertura.
Ogni lezione del venerdì apre uno spazio in cui il tempo rallenta, la mente si acquieta e il corpo può finalmente parlare.

 

Origine e significato

Bhujaṅgāsana  –  भुजङ्गासन – deriva dal sanscrito:

  • Bhujaṅga = serpente, cobra (dalla radice bhuj, “piegare”, “curvare”, “arrotolare”)
  • Āsana = postura
    È la “posizione del cobra”, che richiama la forma del serpente che solleva il capo e il busto, simbolo di forza, risveglio e vigilanza.
    Appartiene alla tradizione dell’Haṭha Yoga e fa parte della sequenza del Surya Namaskar (Saluto al Sole). Nei testi classici come il Gheraṇḍa Saṃhitā e l’Hatha Yoga Pradipika, è descritta come postura che “risveglia la Dea dei serpenti (Kundalinī śakti)” e “purifica il corpo”.
    È stata inclusa nelle sequenze per i suoi benefici energetici e fisici: apertura del torace, stimolo del fuoco digestivo e attivazione della colonna vertebrale.

Mitologia, simbolismo e filosofia

Nella cultura indiana il serpente non è una creatura maligna, ma un simbolo di conoscenza, trasformazione e forza sottile. Il cobra è figura centrale nella mitologia e nello yoga: rappresenta risveglio, protezione, energia vitale e rinnovamento.

  • Viṣṇu riposa sulle spire del serpente Ananta-Śeṣa, che regge l’universo. Quando si srotola, il tempo e la creazione iniziano; quando si riavvolge, tutto si dissolve.
  • Śiva porta il serpente Vāsuki al collo come simbolo di dominio sulla paura e sull’illusione, segno di energia trasmutata e potere spirituale.
  • Gaṇeśa, figlio di Śiva, indossa un cobra alla vita, simbolo di padronanza degli istinti.
  • Il Buddha è raffigurato protetto da un cobra, emblema di illuminazione e protezione divina.

Bhujaṅgāsana richiama il risveglio della Kundalinī, l’energia primordiale che giace avvolta come un serpente alla base della colonna vertebrale. Nel tantrismo, questa energia si innalza lungo i canali sottili (nāḍī) fino al chakra della corona, trasformando istinto in coscienza e portando consapevolezza e illuminazione.
Come il serpente che cambia pelle, simbolo di rinnovamento, il praticante si rinnova attraverso la pratica, lasciando andare ciò che non serve e aprendosi alla vita, alla presenza e alla possibilità di rinascere in ogni istante. L’apertura del torace e l’estensione della colonna in Bhujaṅgāsana favoriscono questo risveglio energetico e spirituale.

Riferimenti culturali

  • Carl Gustav Jung vedeva il serpente come simbolo dell’inconscio e della trasformazione.
  • In molte culture antiche, il serpente è associato alla conoscenza segreta, all’immortalità e alla guarigione.
  • Il festival indiano Nāga Panchamī celebra il serpente come creatura sacra, portatrice di potere e protezione.

Benefici sottili e terapeutici

Oltre ai benefici fisici (rafforzamento della colonna, apertura del torace, allungamento di addome e spalle, rinforzo della muscolatura dorsale e stimolo digestivo), la posizione è considerata un atto archetipico di trasformazione, che favorisce fiducia, apertura verso il nuovo, vitalità e respirazione profonda.

Curiosità e leggende

  • In India il cobra è considerato sacro, simbolo di forza e cambiamento.
  • Una leggenda racconta che i cobra proteggevano Siddharta durante la meditazione sotto la pioggia, aprendo il petto per ripararlo: gesto che richiama l’apertura del cuore nella postura.
  • Il movimento elegante e potente del cobra che si solleva è immagine di prontezza e vitalità.

Il risveglio cosmico

Si narra che, prima della creazione, Viṣṇu riposasse sull’oceano dell’origine, adagiato sulle spire di Ananta Śeṣa. Quando il serpente si mosse, l’universo ebbe inizio.
Allo stesso modo, ogni volta che entriamo in Bhujaṅgāsana, ci solleviamo dal nostro torpore interiore, come il cobra sacro che si risveglia.

Il cobra e la paura

Il cobra è spesso associato alla paura, ma nello yoga rappresenta la capacità di superarla. Il suo veleno è simbolo di avidyā, l’illusione che ci separa dalla nostra vera natura.
Praticare Bhujaṅgāsana è un invito a guardare oltre la paura, a sollevare lo sguardo e aprire il cuore.

Il serpente e la trasformazione

Il serpente cambia pelle, si rinnova, si trasforma. È simbolo di rinascita, ciclicità e continuità della vita.
Nella tradizione alchemica, il serpente che si morde la coda – Uroboro – rappresenta l’eterno ritorno, la rigenerazione infinita.

Conclusione

Bhujaṅgāsana non è solo una postura fisica: è un gesto simbolico, archetipo di risveglio e trasformazione. Come il cobra che si solleva con calma e forza, questa posizione invita ad aprire il cuore, respirare profondamente e affrontare la vita con consapevolezza e vitalità.
Praticarla significa entrare in contatto con un simbolo antico e potente, che attraversa la storia dello yoga, la mitologia e la spiritualità, richiamando la forza del serpente, il potere della trasformazione e il risveglio della coscienza. Nel sollevare il petto e il capo, imitiamo il cobra sacro e ci ricordiamo che ogni istante può essere un nuovo inizio, un’opportunità per rinnovarsi e lasciare andare ciò che non serve più.