Yoga - Ai-Jutsu Novate - Tadasana

Tādāsana: il punto di partenza, il ritorno al centro

In questa immagine, il gruppo è raccolto in Tādāsana, la “posizione della montagna”.

Apparentemente semplice, questa postura racchiude la potenza della presenza: sugli avampiedi, colonna allineata, sguardo aperto e all’orizzonte.
È il momento in cui ognuno si connette con sé stesso e con il gruppo, in un respiro condiviso.

Tādāsana è il simbolo dell’inizio, della disponibilità, della stabilità.
Nella pratica dello Yoga, questa posizione rappresenta il ritorno al centro, la preparazione al movimento, la consapevolezza del corpo nello spazio.

Il ruolo degli avampiedi: radicamento e risveglio

Gli avampiedi giocano un ruolo fondamentale in Tādāsana.
Distribuire il peso in modo uniforme, sentire il contatto vivo tra le dita dei piedi e il suolo, sollevarle e riappoggiarle come a “afferrare” il tappetino, amplifica la sensazione di radicamento.
È come risvegliare la base del corpo, attivare la connessione con la terra e, al tempo stesso, prepararsi a salire verso l’alto.

Dal punto di vista anatomico e biomeccanico, gli avampiedi sono coinvolti in circa il 90% della fase di appoggio durante la camminata. Le teste metatarsali trasmettono fino all’80% del carico corporeo, con un picco del 35% nella fase propulsiva.
Questa attivazione favorisce stabilità, equilibrio e allineamento posturale, riducendo tensioni muscolari e squilibri articolari.

In Tādāsana, questa consapevolezza si traduce in una postura attiva, viva, che non è mai statica ma in costante ascolto.

Avampiedi e Āyurveda: tra energia, anatomia e consapevolezza

Nell’Āyurveda, il piede è considerato un microcosmo del corpo umano.
Sulla pianta del piede, e in particolare sugli avampiedi, si trovano diversi punti Marma, centri energetici che collegano corpo, mente ed emozioni.

Alcuni di questi punti sono associati a:

  • Occhi: le vene centrali del piede sono collegate alla vista; il massaggio degli avampiedi può migliorare la funzione oculare.
  • Sistema nervoso: la stimolazione dei Marma attiva il sistema parasimpatico, favorendo rilassamento e riduzione dello stress.
  • Organi interni: i punti riflessi sugli avampiedi sono legati a cuore, polmoni e ghiandole endocrine.

Il massaggio ayurvedico del piede, chiamato Padabhyanga, si concentra proprio su queste zone, utilizzando oli medicati per stimolare la circolazione, riequilibrare i Doṣa e favorire il benessere globale.

La scienza moderna ha confermato che questi punti presentano una maggiore densità di terminazioni nervose, rendendoli efficaci per agire sul sistema nervoso autonomo.

In Tādāsana, l’attenzione agli avampiedi diventa quindi anche un gesto di cura energetica, una soglia tra corpo e coscienza, tra terra e cielo.

Simboli, leggende e significati

Il nome Tādāsana deriva dal sanscrito tādā (montagna) e Āsana (posizione).
La montagna è simbolo di fermezza, stabilità e presenza. In alcune tradizioni, rappresenta anche il collegamento tra terra e cielo, tra radicamento e aspirazione spirituale.

Una leggenda indù racconta che le montagne avevano ali e volavano tra le dimore degli dèi, disturbando il loro riposo. Fu Śiva, infastidito dal frastuono, a tagliare le loro ali, rendendole immobili.
Tādāsana incarna proprio questo: la forza che nasce dalla quiete, la potenza dell’immobilità consapevole.

Energia tra cielo e terra

In Tādāsana, i piedi affondano nella terra come radici, mentre la testa si protende verso il cielo.
È il perfetto equilibrio tra Mūlādhāra (chakra della radice) e Sahasrāra (chakra della corona).
Come un albero che si nutre della terra e si apre alla luce, il corpo si allinea, si espande, si ascolta.

Insieme, in silenzio, in ascolto: così comincia ogni viaggio

È il punto di partenza e di ritorno.
È la montagna che non ha bisogno di muoversi per essere viva.
È il corpo che si fa spazio, presenza, respiro.

Da Tādāsana tutto è in divenire.

kata - approfondimenti

KATA: l’arte del movimento perfetto in armonia tra corpo e mente

Kata 形 è comunemente tradotto come “forma”, “modello” o “stampo”.

Il Kata è una guida che mostra come fare le cose nel modo giusto, un modello da seguire. È un insieme di regole e passi da seguire per imparare e migliorare nella disciplina ma anche nella Via – Dō 道
Nel contesto delle arti marziali, “Kata” si riferisce a una sequenza di movimenti che rappresentano tecniche di combattimento.
Comprendere e apprezzare la profondità del Kata non è semplice, soprattutto se si è all’inizio del percorso.
Eseguire un Kata è come dipingere con il proprio corpo-mente nello spazio-tempo, dipingere un mandala che immediatamente si cancella ma che lascia un’impronta nei corpi che vivono, di volta in volta, in un tempo differente.

Ogni volta che rieseguiamo il Kata dobbiamo riorganizzare la memoria in relazione al momento presente costituito da un corpo-mente in continua trasformazione, dalle percezioni, sensazioni, dallo spazio/tempo.
Quando eseguiamo un Kata offriamo noi stessi, quel che siamo in quel momento preciso: la nostra forza e la nostra fragilità, il nostro modo d’essere, tutta la nostra piena umanità.
Pur esprimendo qualità fisiche quali forza, velocità, equilibrio…il Kata non ha nulla a che vedere con una prestazione atletica.

La ripetizione delle singole azioni permette di raffinare e perfezionare qualità come la velocità, l’equilibrio, la potenza… necessarie all’efficace applicazione delle tecniche di combattimento.

Attraverso la ripetizione l’intuizione ci porta ad elaborare nuove interpretazioni del gesto.
Nel contesto del Kata, che abbiamo visto essere una sequenza di movimenti e tecniche, la postura non è solo una posizione fisica, ma è strettamente collegata al respiro e all’atteggiamento mentale. Una corretta postura è essenziale per eseguire correttamente i movimenti del Kata e per permettere all’energia di fluire liberamente attraverso il corpo.
La postura non è solo un aspetto fisico ma è centrale per l’apprendimento e la pratica del Kata, agendo come un tema ricorrente e fondamentale in tutto lo studio delle arti marziali.
La postura è indissolubile dalla sua relazione con lo spazio “ma” 間 e con il tempo e ritmo “hyōshi” 拍子 La postura fisica è sempre anche una postura mentale.

Elemento importante durante l’esecuzione di un Kata è il ritmo.
Il ritmo è presente in ogni ambito della vita, dal circolare del sangue, al ritmo delle stagioni, dal respiro, alla musica, al combattimento in cui la padronanza del ritmo fa la differenza tra la vittoria e la sconfitta. Così nella vita quotidiana conoscere il ritmo di ogni situazione è determinante.

Se si vuol tagliare velocemente con una spada, la spada non taglia affatto cita un vecchio proverbio giapponese. È il giusto tempo che rende la spada tagliente.
L’uomo ha perso il senso del ritmo, perché vive ormai fuori dal ritmo delle stagioni, è diventato sordo al ritmo del proprio corpo e della propria mente. Riscoprire il ritmo conduce a scoprire le leggi della natura, l’Ordine Cosmico (Dharma).
Il Kata è come una sinfonia. Le pause sono importanti quanto le note, non si tratta di eseguire una sequenza, il ritmo dà vita alla sequenza. Un ritmo inadeguato uccide il Kata.

Il respiro da il ritmo al Kata. Il respiro, Koūkyū 呼吸 collegato alla postura ed all’atteggiamento mentale, favoriscono al controllo del Ki 気 (energia vitale) durante la pratica.
Il Kata qualunque sia lo stile, è un contenitore di energie, ogni gesto che facciamo, il modo in cui muoviamo il corpo è energia.  La concentrazione richiesta durante l’esecuzione, la postura con il suo tono equilibrato, il respiro… vanno automaticamente a ripristinare e potenziare l’equilibrio energetico.

L’esecuzione del Kata permette di entrare in contatto profondo con sé stessi nel momento presente, nel “qui e ora”, acquisendo sensibilità nel percepire gli squilibri consentendo così di ripristinare l’equilibrio (omeostasi) attraverso l’armonia del gesto e del respiro.
Sin dal primo apprendimento del Kata l’aspetto emozionale si esprime potentemente attraverso il lavoro sulla postura e sul respiro.
Le nostre rigidità, complessi, paure…vengono immediatamente in superficie e sta a noi decidere di continuare ad ignorarle e a nasconderle attraverso le molteplici strategie che mettiamo in atto durante la vita quotidiana, oppure affrontarle e conoscere finalmente noi stessi innescando così una trasformazione in queste espressioni energetiche.
In qualche modo il Kata ci mette a nudo di fronte a noi stessi e di fronte alla sensibilità del Maestro. Non possiamo più fingere, e le impalcature del nostro ego cominciano a scricchiolare.
Solo l’umiltà ed il rispetto possono schiudere il cerchio intorno al piccolo “io” ed aprire le porte ad una piena coscienza vitale insita in ognuno.

Nel Dōjō, ogni movimento è un “Kata”, che è un insieme di azioni mirate a migliorare la nostra capacità di percepire e sentire il mondo intorno a noi. La concentrazione è fondamentale in questo processo perché consente di essere completamente immersi nel momento presente.
Dopo aver imparato a fare automaticamente i movimenti del Kata, la pratica diventa parte del Gyō , il percorso di crescita personale che si trova in tutte le arti tradizionali giapponesi. Questo percorso è dedicato al miglioramento continuo e all’impegno nell’arte marziale scelta. È un viaggio che richiede tempo, pazienza e dedizione.”
Per trarre il massimo beneficio dalla pratica del Kata, è essenziale che i principi appresi nel Dōjō influenzino e migliorino la vita di tutti i giorni. Senza questa integrazione, la pratica rimarrà a un livello elementare e l’esperienza del Kata sarà limitata.
Il Kata è il ponte tra l’essere e il divenire; una danza tra forma e spirito che ci guida verso l’armonia con l’essenza dell’Universo.

E veniamo a noi…
Lo scopo primario di un Kata è infatti quello di tramandare la grande conoscenza acquisita da Maestro ad allievo. Una conoscenza che è molto più profonda e sottile di una semplice tecnica.
Tutte le arti marziali hanno dei Kata prestabiliti. La nostra disciplina, l’Ai-Jutsu, ne possiede ben 63 codificati dal Sensei Maharishi Sathyananda, fondatore del Metodo. Tra questi 63 possiamo trovare Kata di combattimento e Kata più di meditazione.
Per la nostra disciplina i Kata sono un insieme di azioni predefinite che, raggruppate, esprimono la simulazione di un combattimento atto a vincere il peggiore dei nostri nemici, noi stessi.
Attraverso lo studio dei Kata il praticante perfeziona la coordinazione, costruisce un solido equilibrio interiore, raggiunge una maggiore consapevolezza dove mente-corpo si fondono armoniosamente e contribuiscono al miglioramento psicofisico.

Il Kata prende forma quando Dachi (posizioni), Tai Sabaki (movimento fondamentale del corpo) e Kime (contrazione massima di tutto il corpo) sono perfetti e in totale armonia.

Ogni Kata è un tesoro di conoscenza e tradizione.

 

Immagine2

Curisità:

Nel carattere Kata il radicale è presente anche nel carattere Kai  戒  che rappresenta due mani unite in segno di rispetto (Gasshō) che tengono una lancia. In questo caso al carattere che rappresenta le due mani unite in segno di rispetto si aggiunge una linea superiore e quest’insieme rappresenta l’offerta. Il radicale di destra invece rappresenta un pennello.

Ecco una spiegazione dettagliata:

  • = Kata: Questo Kanji è comunemente tradotto come “forma”, “modello” o “stampo”. È usato anche per indicare l’azione di modellare o formare qualcosa. Nel contesto delle arti marziali, “Kata” si riferisce a una sequenza di movimenti che rappresentano tecniche di combattimento.
  • Kai: Questo Kanji è composto da due parti. La parte sinistra, nota come radicale, è  (una versione stilizzata di  che significa “mano”) e , che rappresenta “due mani”. Questo radicale è comune a entrambi i Kanji e simboleggia le mani unite in segno di rispetto, una posizione chiamata “Gasshō” nel Buddhismo. La parte superiore del Kanji 戒 aggiunge una linea orizzontale, che insieme al radicale forma il concetto di “offerta”. La parte destra del Kanji , che rappresenta un pennello o un bastone usato per colpire, e contribuisce al significato di “precauzione” o “comandamento”, come nel rispetto dei precetti religiosi o morali.

I radicali dei Kanji possano influenzare il loro significato complessivo e come elementi simili possano avere ruoli diversi in Kanji differenti. Il Kanji 形 si concentra sull’aspetto fisico o sulla forma, mentre 戒 incorpora un aspetto più astratto o spirituale legato al rispetto e ai precetti. Questa spiegazione aiuta a comprendere la profondità e la complessità della scrittura giapponese, dove ogni carattere porta con sé un significato ricco e sfaccettato.